Il progetto Blind di Forma Mentis, realizzato con il contributo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese

Forma Mentis lavora da anni sul formato dell’escape room come strumento educativo, applicandolo a temi di sensibilizzazione sociale. Il progetto Blind nasce da una domanda semplice e insieme complessa: è possibile costruire un’escape room realmente giocabile da persone cieche e ipovedenti, e non un adattamento parziale di un gioco pensato per chi vede?
La risposta è arrivata solo lavorando fianco a fianco con chi la disabilità visiva la vive ogni giorno. Fin dalle prime fasi il progetto ha coinvolto la Polisportiva UICI di Torino, che ha partecipato alla progettazione, alla fase di test e alla validazione dei singoli enigmi, mettendo poi a disposizione i propri spazi per le giornate di somministrazione.
Progettare senza dare nulla per scontato
La fase di gamification è stata la più impegnativa. Ogni enigma è stato costruito attorno a canali sensoriali diversi dalla vista: il tatto, con forme, rilievi e materiali riconoscibili sotto le dita; l’olfatto, con ampolle da identificare e discutere in gruppo; la logica, con sequenze e deduzioni che non richiedono alcun supporto visivo.
Il percorso di test ha mostrato quanto sia necessario verificare ogni scelta sul campo. Un gioco musicale, che prevedeva di riconoscere delle note e riprodurle su una kalimba, si era rivelato accessibile dal punto di vista sensoriale ma escludente sul piano delle competenze: chi non aveva una formazione musicale faticava a completarlo. È stato sostituito con un enigma logico. L’accessibilità, in altre parole, non riguarda solo il senso coinvolto, ma l’intera struttura della difficoltà.
Il progetto è pensato anche per un pubblico vedente, coinvolto bendato. Non come simulazione di una condizione, ma come esperienza di un gioco costruito con regole diverse dalle proprie: un modo per spostare il punto di vista senza ridurlo a esercizio di empatia.
Il ruolo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese
Il contributo dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese ha finanziato buona parte del progetto e ne ha reso possibile l’impianto stesso. Ha coperto le professionalità esterne coinvolte nella progettazione, nel coordinamento e nella comunicazione, oltre alla realizzazione su misura dei materiali di gioco.
Il sostegno ha permesso soprattutto una cosa difficile da ottenere altrimenti: lavorare con tempi flessibili. Un progetto di questo tipo richiede prove ripetute, correzioni in corso d’opera e la disponibilità a rimettere in discussione un gioco già costruito. Poter contare su un finanziamento strutturato ha consentito di dedicare a questa fase le ore necessarie, invece di comprimerla per rispettare una scadenza.

La collaborazione con la Circoscrizione 4
La Circoscrizione 4 del Comune di Torino ha accompagnato il progetto dallo sviluppo alla realizzazione, occupandosi in particolare del coinvolgimento e dell’aggregazione dei partecipanti e contribuendo a dare visibilità all’iniziativa attraverso i propri canali. Il suo apporto ha permesso di raggiungere un numero di persone superiore a quello che l’associazione avrebbe potuto intercettare da sola, radicando l’attività nel territorio di riferimento.
I risultati
Il percorso è stato somministrato ufficialmente in tre giornate, precedute da diverse sessioni di test. I beneficiari sono stati sessanta, in prevalenza persone cieche e ipovedenti, con la partecipazione di alcuni gruppi di persone vedenti bendate nell’ultima giornata.
L’elemento più significativo non è stato il gradimento, pure alto, ma l’autonomia: i partecipanti non vedenti hanno aperto da soli i lucchetti che custodivano gli indizi, senza mediazione. È esattamente il risultato che il progetto cercava.
Prossimi passi
Questa prima fase aveva l’obiettivo di costruire e affinare un prodotto solido, testato e validato. Ora che il percorso ha superato la prova sul campo, Forma Mentis intende proporlo a nuove realtà del territorio, scuole, biblioteche e centri di aggregazione, perché possa essere replicato e raggiungere altri pubblici.
